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[title] => L'INNOVAZIONE C'E'. MANCA LA VOLONTA' DI FARLA EMERGERE
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[description] => Categoria: Spotlight Sommario: La scorsa settimana si è tenuto a Genova il festival della scienza, e a Firenze il festival della creatività . C'è stato un grande successo di pubblico, ma è mancata l'eco mediatica che l'Italia dell'innovazione avrebbe meritato.
- di Claudio Pavoni
Si è concluso domenica a Firenze il festival della creatività. Dire che è stato un successo è dire poco. C'è stato un tale afflusso di spettatori da sorprendere tutti, compresi gli organizzatori di questa kermesse che ha visto avvicendarsi, intrecciarsi, accavallarsi: tecnologia, prodotti, musica, ricerca, arte, fantasia, sogno.
Un mix esplosivo, che ha fatto esplodere centinaia di migliaia di giovani letteralmente incantati dai tendoni della Fortezza da Basso, tenuti insieme da un laccio al quale l'Italia della modernità cerca disperatamente di legarsi. Un laccio che ha un unico nome: innovazione.
Quella che abbiamo descritto, con enfasi, ma senza esagerazioni, è la parte bella della manifestazione di Firenze.
C'è, però, una parte brutta che non va sottaciuta. Di tutto quello che e' successo al Festival della Creatività di Firenze il resto degli italiani ha saputo poco o niente. Striminziti e manierati resoconti dei telegiornali regionali, poche righe sui giornali locali. Silenzio tombale su quelli nazionali.
Diciamolo subito, non è una sorpresa. E' che non bisogna smettersi di indignarsi ogni volta che si ripete.
Non sono solo i festival della creatività a passare sistematicamente sotto silenzio. Ormai il Paese, tutto il Paese, non solo l'informazione, sta mettendo, volontariamente e involontariamente, la sordina a tutta la cultura del "fare", a favore, unicamente, della cultura del "dire".
La situazione è arrivata ad un punto tale di non ritorno che, giustamente, sugli stessi giornali che ormai ignorano quasi scientificamente l'Italia reale, qualche voce si leva a ricordare ai loro stessi colleghi che c'è un altro Paese da raccontare e che l'assunto che una notizia fa notizia solo se è l'uomo a mordere il cane e non viceversa fa parte di un modo di fare il giornalismo ottocentesco.
Oggi, capire, decifrare, informare sui cambiamenti è la vera notizia. La nostra società è infatti sottoposta a processi di accelerazione tali da rendere indispensabile, vitale, il contributo dell'informazione.
Francesco Giavazzi, in un editoriale pubblicato oggi sul Corriere della Sera, lancia un messaggio esplicito a Walter Veltroni: "Mi permetto di dargli un consiglio- scrive Giavazzi- prima di inziare la sua nuova avventura chieda a qualche giovane e innovativo imprenditore italiano di ospitarlo nella sua azienda, per consentirgli di capire, in concreto, che cosa significhi talento, eccellenza, merito, concorrenza, che cosa vuol dire saper rischiare".
L'appello di Giavazzi, Â che pure condividiamo pienamente, ha un solo difetto: quello di apparire troppo aziendalista.
Sarebbe stato più completo se Giavazzi avesse incluso nell'elenco: i talenti sprecati nelle aziende pubbliche e private. Gli sforzi ignorati dei giovani ricercatori. Il senso di impotenza e di ingiustizia che coglie chiunque in questo Paese voglia impegnarsi lontano dai centri di potere, dalle raccomandazioni, dalle camarille di categoria, di ceto, di setta.
Se avesse aggiunto, Giavazzi, il grande rischio che stanno correndo i nostri giovani. Â
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[date] => Mon, 29 Oct 2007 19:07:06 +0200
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ITALIAN INNOVATION :: ArticoloArticolo XMLhttp://www.italianinnovation.it/html/modules/article/view.article.php?10054/c12010-09-10T20:50:08+02:00info@italianinnovation.itARTICLE @ XOOPS powered by FeedCreatorL'INNOVAZIONE C'E'. MANCA LA VOLONTA' DI FARLA EMERGERE2007-10-29T20:07:06+02:002007-10-29T20:07:06+02:002007-10-29T20:07:06+02:00http://www.italianinnovation.it/html/modules/article/view.article.php?10054/c1redazioneCategoria: Spotlight<br />Sommario: La scorsa settimana si è tenuto a Genova il festival della scienza, e a Firenze il festival della creatività . C'è stato un grande successo di pubblico, ma è mancata l'eco mediatica che l'Italia dell'innovazione avrebbe meritato.<br /><br />- di Claudio Pavoni<p><strong>Si è concluso domenica a Firenze il festival della creatività</strong>. Dire che è stato un successo è dire poco. C'è stato un tale afflusso di spettatori da sorprendere tutti, compresi gli organizzatori di questa kermesse che ha visto avvicendarsi, intrecciarsi, accavallarsi: tecnologia, prodotti, musica, ricerca, arte, fantasia, sogno.</p><p><strong>Un mix esplosivo</strong>, che ha fatto esplodere centinaia di migliaia di giovani letteralmente incantati dai tendoni della Fortezza da Basso, tenuti insieme da un laccio al quale l'Italia della modernità cerca disperatamente di legarsi. Un laccio che ha un unico nome: innovazione.</p><p><strong>Quella che abbiamo descritto</strong>, con enfasi, ma senza esagerazioni, è la parte bella della manifestazione di Firenze.</p><p><strong>C'è, però, una parte brutta che non va sottaciuta</strong>. Di tutto quello che e' successo al Festival della Creatività di Firenze il resto degli italiani ha saputo poco o niente. Striminziti e manierati resoconti dei telegiornali regionali, poche righe sui giornali locali. Silenzio tombale su quelli nazionali.</p><p><strong>Diciamolo subito, non è una sorpresa</strong>. E' che non bisogna smettersi di indignarsi ogni volta che si ripete.</p><p><strong>Non sono solo i festival della creatività</strong> a passare sistematicamente sotto silenzio. Ormai il Paese, tutto il Paese, non solo l'informazione, sta mettendo, volontariamente e involontariamente, la sordina a tutta la cultura del "fare", a favore, unicamente, della cultura del "dire".</p><p><strong>La situazione è arrivata ad un punto tale</strong> di non ritorno che, giustamente, sugli stessi giornali che ormai ignorano quasi scientificamente l'Italia reale, qualche voce si leva a ricordare ai loro stessi colleghi che c'è un altro Paese da raccontare e che l'assunto che una notizia fa notizia solo se è l'uomo a mordere il cane e non viceversa fa parte di un modo di fare il giornalismo ottocentesco.</p><p><strong>Oggi, capire, decifrare, informare sui cambiamenti è la vera notizia.</strong> La nostra società è infatti sottoposta a processi di accelerazione tali da rendere indispensabile, vitale, il contributo dell'informazione. </p><p><strong>Francesco Giavazzi, in un editoriale pubblicato oggi sul Corriere della Sera</strong>, lancia un messaggio esplicito a Walter Veltroni: "Mi permetto di dargli un consiglio- scrive Giavazzi- prima di inziare la sua nuova avventura chieda a qualche giovane e innovativo imprenditore italiano di ospitarlo nella sua azienda, per consentirgli di capire, in concreto, che cosa significhi talento, eccellenza, merito, concorrenza, che cosa vuol dire saper rischiare".</p><p><strong>L'appello di Giavazzi,</strong>  che pure condividiamo pienamente, ha un solo difetto: quello di apparire troppo aziendalista.</p><p><strong>Sarebbe stato più completo se Giavazzi</strong> avesse incluso nell'elenco: i talenti sprecati nelle aziende pubbliche e private. Gli sforzi ignorati dei giovani ricercatori. Il senso di impotenza e di ingiustizia che coglie chiunque in questo Paese voglia impegnarsi lontano dai centri di potere, dalle raccomandazioni, dalle camarille di categoria, di ceto, di setta. </p><p><strong>Se avesse aggiunto, Giavazzi,</strong> il grande rischio che stanno correndo i nostri giovani.  </p><br />