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[title] => ITWIIN: "L'INVENZIONE E' DONNA, FACCIAMOLO SAPERE"
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[description] => Categoria: Spotlight Keywords: brevetti pink Sommario: Nella sua pubblicazione Wake-up Call for European Industry, del 2003, la Commissione Europea ha dichiarato che l’economia delll’Unione Europea si deve trasformare in un’economia basata sulla conoscenza scientifica e deve diventare la più competitiva e dinamica del mondo, e che a tale scopo il numero di ricercatori deve aumentare significativamente entro la fine del l’anno 2010. Rispetto a questo obiettivo, le donne, che in Europa sono altamente educate, rappresentano una fonte importante di potenziale che se inutilizzato o non adeguatamente sfruttato, costituirebbe un sostanziale spreco di talenti .La rappresentanza femminile negli ambiti della ricerca è ancora bassa specialmente nei settori scientifici e tecnologici (scienza, ingegneria e tecnologia, SET), e nei posti decisionali, ai vertici delle carriere scientifiche o accademiche. La scarsità di partecipazione femminile è ancor più evidente nel settore industriale (BES: Business Enterprise Sector, denominazione del settore industriale privato secondo il Manuale di Frascati), dove la media delle ricercatrici si aggira intorno al 18 % (Report Commissione Europea, DG Ricerca, Scienza e Società), un numero percentualmente basso se confrontato coi settori dell’ higher education (24%) e governativo (31%).
Alla luce di questi dati, il documento di lavoro del DG Ricerca della Commissione Europea incita fortemente tutti gli attori coinvolti a livello regionale e locale a intraprendere azioni importanti evidenziando che: “Il ruolo delle donne nelle aree dell’innovazione, dell’imprenditoria, della creazione di brevetti, dello sviluppo di tecnologie e ICT, deve essere accresciuto e richiede un’analisi più approfondita. Occorre stimolare politiche e processi in modo da mobilitare tutti i talenti e le risorse disponibili.
C’è bisogno di: • Mobilitare più donne per la ricerca industriale. Entro il 2010 la loro percentuale deve raggiungere almeno un terzo, come è ora per l’higher education. Il numero totale di ricercatrici donne deve essere raddoppiato entro il 2010.” La questione di aumentare la forza lavoro e quindi di incrementare la capacità dell’economia europea di essere maggiormente competitiva a livello mondiale, è strettamente legata anche alla ormai comprovata evidenza (si veda ad esempio, sempre il rapporto della Commissione “Women in Science and Technology – The Business Perspective”) che la diversità, la diversificazione della forza lavoro nella produzione tecnologica, è un importante fattore di successo. Diventa quindi urgente chiedersi, a livello europeo e nazionale, come aumentare il numero e la rappresentanza delle donne nei processi di innovazione, protezione e utilizzo della proprietà intellettuale, imprenditorialità ad alto contenuto tecnologico, trasferimento tecnologico.
La produzione di brevetti è particolarmente indicativa della creazione di conoscenza tecnologica e della capacità di innovazione di un paese. La crescita e lo sviluppo economico sono legati strettamente alle attività di ricerca e sviluppo e allo sfruttamento e commercializzazione delle nuove tecnologie prodotte. Un’analisi approfondita dei dati riguardanti brevetti e invenzioni riveste dunque un ruolo importante per caratterizzare quantitativamente e qualitativamente il contributo che le donne forniscono alla creazione di prodotti, processi e servizi e in ultima analisi allo sviluppo economico. D’altra parte, dati statistici attendibili classificati per genere costituiscono un punto di partenza d’importanza fondamentale per capire le motivazioni per le quali le donne sono numericamente svantaggiate e solo raramente raggiungono posizioni elevate nella ricerca scientifica pubblica e privata. Attualmente è disponibile solo un numero di studi molto limitato sul numero effettivo di brevetti rilasciati alle donne dai diversi enti preposti, a livello nazionale ed europeo. Questo significa anche che nella pratica il loro contributo almeno quantitativo alle domande per brevettazione è per ora sconosciuto.
Il primo studio di questo genere condotto a livello europeo [Naldi, Vannini Parenti, 2002] e finanziato nell’ambito del Sesto Programma Quadro della Commissione Europea, ha utilizzato un metodo di indagine innovativo per generare per la prima volta dati disaggregati per genere, a partire dalle banche dati dell’Ufficio Brevetti Europeo (EPO). L’approccio utilizzato si è basato sull’identificazione del sesso del nome dell’inventore, per confronto con un database comprendente i nomi più comunemente usati nei paesi UE oggetto dello studio. Il metodo è stato applicato al gruppo di brevetti pubblicati nel 1998 da EPO relativi a circa 100.000 inventori aventi l’indirizzo di lavoro in uno sei dei paesi europei scelti per lo studio (Francia, Germania, Italia, Spagna, Svezia e Inghilterra). Il numero di brevetti riconducibili ai paesi oggetto dello studio ha rappresentato, nel 1998, il 38% dei brevetti totali con un numero medio di inventori per brevetto pari a 1.4. Gli inventori con indirizzo di lavoro in Germania hanno costituito quasi la metà del totale (48%), seguiti dagli inventori francesi e inglesi (entrambi il 15% del totale), italiani e svedesi (6%). Siccome le statistiche ottenute dalle banche dati degli uffici brevetti sono sempre basate sull’indirizzo di lavoro degli inventori, in realtà la produzione nazionale si riferisce quasi sempre al paese dove l’inventore conduce la propria attività, quindi prescinde dall’effettiva nazionalità di provenienza dell’inventore.
In Italia le donne rappresentano infatti il 16% delle ricercatrici nell’industria (secondo EUROSTAT), mentre le inventrici sono meno del 9% e i brevetti relativi appena il 6%. In Svezia la situazione è ancora peggiore: le ricercatrici nel settore privato sono il 25%, ma la produzione femminile di brevetti è solo il 5%, mentre le inventrici sono il 6% di tutti gli inventori svedesi. Le motivazioni alla base di queste differenze possono essere diverse e meritano certamente un’analisi più approfondita. Una ragione per giustificare questi scarti importanti potrebbe essere che la maggior parte delle ricercatrici è impiegata in campi in cui l’attività brevettuale è meno importante: per esempio in campo farmaceutico in Italia il 23% degli inventori sono donne, mentre nei campi dei trasporti o dell’ingegneria che sono molto prolifici dal punto di vista delle invenzioni, il loro numero percentuale scenderebbe al di sotto del 10%. Un’altra ragione potrebbe essere che le ricercatrici sono meno coinvolte in attività e gruppi dove si effettua ricerca brevettabile, sia per effetto di segregazione orizzontale che verticale. Per analisi più approfondite sarebbe necessario disporre di dati più puntuali sulle politiche aziendali, le composizioni dei gruppi di ricerca per settori e per anzianità.
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Categoria: Spotlight<br />Keywords: brevetti pink<br />Sommario: Nella sua pubblicazione Wake-up Call for European Industry, del 2003, la Commissione Europea ha dichiarato che l’economia delll’Unione Europea si deve trasformare in un’economia basata sulla conoscenza scientifica e deve diventare la più competitiva e dinamica del mondo, e che a tale scopo il numero di ricercatori deve aumentare significativamente entro la fine del l’anno 2010. Rispetto a questo obiettivo, le donne, che in Europa sono altamente educate, rappresentano una fonte importante di potenziale che se inutilizzato o non adeguatamente sfruttato, costituirebbe un sostanziale spreco di talenti .<font face="Verdana, Geneva, Arial, Helvetica, sans-serif" size="2">La rappresentanza femminile negli ambiti della ricerca è ancora bassa specialmente nei settori scientifici e tecnologici (scienza, ingegneria e tecnologia, SET), e nei posti decisionali, ai vertici delle carriere scientifiche o accademiche. La scarsità di partecipazione femminile è ancor più evidente nel settore industriale (BES: Business Enterprise Sector, denominazione del settore industriale privato secondo il Manuale di Frascati), dove la media delle ricercatrici si aggira intorno al 18 % (Report Commissione Europea, DG Ricerca, Scienza e Società), un numero percentualmente basso se confrontato coi settori dell’ higher education (24%) e governativo (31%). <br /><br />Alla luce di questi dati, il documento di lavoro del DG Ricerca della Commissione Europea incita fortemente tutti gli attori coinvolti a livello regionale e locale a intraprendere azioni importanti evidenziando che: “Il ruolo delle donne nelle aree dell’innovazione, dell’imprenditoria, della creazione di brevetti, dello sviluppo di tecnologie e ICT, deve essere accresciuto e richiede un’analisi più approfondita. Occorre stimolare politiche e processi in modo da mobilitare tutti i talenti e le risorse disponibili. <br /><br />C’è bisogno di: • Mobilitare più donne per la ricerca industriale. Entro il 2010 la loro percentuale deve raggiungere almeno un terzo, come è ora per l’higher education. Il numero totale di ricercatrici donne deve essere raddoppiato entro il 2010.” La questione di aumentare la forza lavoro e quindi di incrementare la capacità dell’economia europea di essere maggiormente competitiva a livello mondiale, è strettamente legata anche alla ormai comprovata evidenza (si veda ad esempio, sempre il rapporto della Commissione “Women in Science and Technology – The Business Perspective”) che la diversità, la diversificazione della forza lavoro nella produzione tecnologica, è un importante fattore di successo. Diventa quindi urgente chiedersi, a livello europeo e nazionale, come aumentare il numero e la rappresentanza delle donne nei processi di innovazione, protezione e utilizzo della proprietà intellettuale, imprenditorialità ad alto contenuto tecnologico, trasferimento tecnologico. <br /><br />La produzione di brevetti è particolarmente indicativa della creazione di conoscenza tecnologica e della capacità di innovazione di un paese. La crescita e lo sviluppo economico sono legati strettamente alle attività di ricerca e sviluppo e allo sfruttamento e commercializzazione delle nuove tecnologie prodotte. Un’analisi approfondita dei dati riguardanti brevetti e invenzioni riveste dunque un ruolo importante per caratterizzare quantitativamente e qualitativamente il contributo che le donne forniscono alla creazione di prodotti, processi e servizi e in ultima analisi allo sviluppo economico. D’altra parte, dati statistici attendibili classificati per genere costituiscono un punto di partenza d’importanza fondamentale per capire le motivazioni per le quali le donne sono numericamente svantaggiate e solo raramente raggiungono posizioni elevate nella ricerca scientifica pubblica e privata. Attualmente è disponibile solo un numero di studi molto limitato sul numero effettivo di brevetti rilasciati alle donne dai diversi enti preposti, a livello nazionale ed europeo. Questo significa anche che nella pratica il loro contributo almeno quantitativo alle domande per brevettazione è per ora sconosciuto. <br /><br />Il primo studio di questo genere condotto a livello europeo [Naldi, Vannini Parenti, 2002] e finanziato nell’ambito del Sesto Programma Quadro della Commissione Europea, ha utilizzato un metodo di indagine innovativo per generare per la prima volta dati disaggregati per genere, a partire dalle banche dati dell’Ufficio Brevetti Europeo (EPO). L’approccio utilizzato si è basato sull’identificazione del sesso del nome dell’inventore, per confronto con un database comprendente i nomi più comunemente usati nei paesi UE oggetto dello studio. Il metodo è stato applicato al gruppo di brevetti pubblicati nel 1998 da EPO relativi a circa 100.000 inventori aventi l’indirizzo di lavoro in uno sei dei paesi europei scelti per lo studio (Francia, Germania, Italia, Spagna, Svezia e Inghilterra). Il numero di brevetti riconducibili ai paesi oggetto dello studio ha rappresentato, nel 1998, il 38% dei brevetti totali con un numero medio di inventori per brevetto pari a 1.4. Gli inventori con indirizzo di lavoro in Germania hanno costituito quasi la metà del totale (48%), seguiti dagli inventori francesi e inglesi (entrambi il 15% del totale), italiani e svedesi (6%). Siccome le statistiche ottenute dalle banche dati degli uffici brevetti sono sempre basate sull’indirizzo di lavoro degli inventori, in realtà la produzione nazionale si riferisce quasi sempre al paese dove l’inventore conduce la propria attività, quindi prescinde dall’effettiva nazionalità di provenienza dell’inventore. <br /><br />In Italia le donne rappresentano infatti il 16% delle ricercatrici nell’industria (secondo EUROSTAT), mentre le inventrici sono meno del 9% e i brevetti relativi appena il 6%. In Svezia la situazione è ancora peggiore: le ricercatrici nel settore privato sono il 25%, ma la produzione femminile di brevetti è solo il 5%, mentre le inventrici sono il 6% di tutti gli inventori svedesi. Le motivazioni alla base di queste differenze possono essere diverse e meritano certamente un’analisi più approfondita. Una ragione per giustificare questi scarti importanti potrebbe essere che la maggior parte delle ricercatrici è impiegata in campi in cui l’attività brevettuale è meno importante: per esempio in campo farmaceutico in Italia il 23% degli inventori sono donne, mentre nei campi dei trasporti o dell’ingegneria che sono molto prolifici dal punto di vista delle invenzioni, il loro numero percentuale scenderebbe al di sotto del 10%. Un’altra ragione potrebbe essere che le ricercatrici sono meno coinvolte in attività e gruppi dove si effettua ricerca brevettabile, sia per effetto di segregazione orizzontale che verticale. Per analisi più approfondite sarebbe necessario disporre di dati più puntuali sulle politiche aziendali, le composizioni dei gruppi di ricerca per settori e per anzianità.</font><br />